Leggendo un articolo di Massimiliano Scorza apparso sul blog di HTML.it ho trovato lo spunto per accennare ad un minimo di percezione visiva.
L’articolo originale si trova qui.
Di che colore è la seconda lettera di Google?
Si chiama percezione visiva e distingue il “vedere” dal “guardare”. Concetto fondamentale nel web design, anche se spesso poco applicato e studiato.
Ovviamente la domanda del titolo è una chiara provocazione, ma permette di entrare in tema: è probabile che la scelta dei colori delle singole lettere di Google sia stata “casuale”, e in ogni caso non dettata da una pedissequa applicazione della teoria del colore.
Eppure, la composizione del logo Google funziona, non stona, è gradevole. Se la G fosse gialla e la L blu forse avremmo un’impressione differente. Magari il logo “stonerebbe” sul bianco della pagina.
Tutte supposizioni, d’accordo: ma è talmente importante coordinare i colori di testi e immagini di una pagina web che è doveroso soffermarsi anche su certi dettagli.
Il codice HTML perfetto non esiste: gusti personali e variabili tecniche (si pensi soltanto al grado di illuminazione dello schermo) possono influenzare la visione, il quadro finale della nostra composizione di pixel.
Aldilà di queste variabili, però, vi sono elementi che stonano oggettivamente rispetto ad altri, creando dissonanze stilistiche imperdonabili, che fanno fuggire il visitatore dal sito.
Vi è mai capitato di essere disturbati dall’impatto grafico di una home page, tanto da non proseguire nella navigazione? E di non ricordarvi associazioni di colori che avete sotto il naso tutto il giorno… come il logo di Google?
La prima reazione che ho avuto è stata di rallegrarmi per la scoperta RARISSIMA di un incentivo all’applicazione dei principi della percezione visiva anche sul web.
La seconda è stata quella di scrivere a mia volta un articolo che parlasse di percezione visiva applicata alle situazioni “scomode”.
Quando un cliente ci chiede di inserire un numero spropositato di elementi in una singola pagina bisogna per forza di cose ricorrere a degli espedienti visivi (cornici, contrasti cromatici, formattazione del testo in maniera contrastante, ecc…)
Solitamente si riesce a produrre una buona grafica in circa un paio d’ore. Ma talvolta può capitare l’inaccadibile: che il cliente sia seduto al vostro fianco mentre state lavorando alla sua lavorazione.
Con il cliente accanto che ti dice questa font è troppo smorta, mettine una più allegra, quel verde non mi convince, non hai un verde più verde?, mi raccomando che il lavoro finito sia elegante (quando dovete progettare un 70×100 e vi fornisce le foto prese dal sito a bassissima risoluzione e, noncurante della cosa, vi dice che vuole proprio quella foto, quella più piccola, come immagine principale al centro del manifesto). [questa è la faccia del grafico nel sentire queste frasi:
]
Queste situazioni scomode portano il grafico ad un bivio: il suicidio, o la fanculizzazione del cliente dallo studio mentre si sta lavorando. ![]()
Le basi fondamentali della percezione visiva in queste situazioni aiutano a far felice il committente e sopratutto danno al grafico l’opportunità di risolvere problemi prettamente grafici “con stile”. ![]()
Sei arrivato fin qui, probabilmente sei interessato a questo tipo di post. Tieniti aggiornato: abbonati al mio RSS feed. (É gratuito)!




